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Tumore_Prostata - Dott. Giuseppe Rosiello - Urologo

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IL TUMORE DELLA PROSTATA




Una diagnosi sempre più precisa, un trattamento sempre più personalizzato.

Il carcinoma della prostata è oggi una delle neoplasie più frequentemente diagnosticate nell’uomo. La sua gestione ha subito una profonda evoluzione negli ultimi anni grazie all’integrazione tra diagnosi precoce, risonanza magnetica multiparametrica, biopsia prostatica mirata, chirurgia robot-assistita e nuove strategie di trattamento focale.
La moderna Urologia non considera più il carcinoma prostatico come una malattia unica, ma come un insieme di condizioni caratterizzate da un diverso comportamento biologico. L’obiettivo è quindi identificare con precisione i tumori clinicamente significativi e proporre a ogni paziente il trattamento più appropriato, evitando sia il sovratrattamento delle forme indolenti sia il ritardo terapeutico nelle forme aggressive.

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EPIDEMIOLOGIA

Il carcinoma della prostata rappresenta una delle principali neoplasie dell’uomo e la sua incidenza aumenta progressivamente con l’età. La familiarità e la predisposizione genetica costituiscono ulteriori importanti fattori di rischio, in particolare in presenza di alterazioni dei geni coinvolti nella riparazione del DNA, come BRCA1 e BRCA2.
La malattia presenta una marcata eterogeneità biologica. Alcuni tumori hanno una crescita estremamente lenta e possono rimanere clinicamente silenti per molti anni; altri presentano invece caratteristiche di aggressività tali da determinare progressione locale, interessamento linfonodale e metastasi a distanza.
Questa variabilità ha profondamente modificato l’approccio alla diagnosi e al trattamento. L’obiettivo della moderna Urologia è infatti distinguere precocemente le forme clinicamente significative dai tumori a basso potenziale evolutivo.
La diffusione del dosaggio del PSA, associata all’impiego della risonanza magnetica multiparametrica (mpMRI) e delle biopsie mirate, ha consentito di migliorare la capacità di identificare le neoplasie clinicamente rilevanti. Parallelamente, la maggiore accuratezza diagnostica ha reso ancora più importante evitare diagnosi e trattamenti non necessari.
Le attuali strategie terapeutiche vengono pertanto definite attraverso una precisa stratificazione del rischio oncologico, considerando caratteristiche del tumore, età, aspettativa di vita, condizioni generali e preferenze del paziente.


DIAGNOSI

Dal PSA alla diagnosi istologica
Il percorso diagnostico del carcinoma prostatico nasce dall'integrazione di dati clinici, laboratoristici, radiologici e istologici.
Il PSA (antigene prostatico specifico) rappresenta uno dei principali strumenti di valutazione iniziale. Un suo incremento, tuttavia, non è sinonimo di carcinoma prostatico: valori elevati possono essere determinati anche da ipertrofia prostatica benigna, prostatite o altre condizioni urologiche.
Per questo motivo il PSA deve essere interpretato considerando età, volume prostatico, densità del PSA, andamento nel tempo e fattori di rischio individuali. Le EAU 2026 raccomandano, nei pazienti asintomatici con PSA compreso tra 3 e 10 ng/mL, di considerare la ripetizione del dosaggio prima di procedere a ulteriori accertamenti.

Risonanza magnetica multiparametrica
La risonanza magnetica multiparametrica della prostata rappresenta oggi uno dei cardini della diagnosi moderna.
La mpMRI permette di:
  • identificare le aree prostatiche sospette;
  • localizzare con precisione la lesione;
  • valutarne le caratteristiche e l'eventuale estensione extracapsulare;
  • attribuire una categoria PI-RADS;
  • guidare la biopsia verso le aree maggiormente sospette;
  • contribuire alla pianificazione di eventuali trattamenti chirurgici o focali.


L'integrazione tra mpMRI e biopsia mirata consente di aumentare la capacità di identificare il carcinoma prostatico clinicamente significativo.

Biopsia prostatica

Quando indicata, la biopsia consente la conferma istologica della diagnosi.
L'approccio transperineale è oggi largamente utilizzato e permette di associare, quando appropriato, prelievi mirati delle lesioni identificate alla risonanza e campionamenti sistematici della ghiandola. L'esame istologico definisce il Gleason Score e l'ISUP Grade Group, parametri fondamentali per determinare l'aggressività biologica della neoplasia. Questi dati vengono integrati con PSA, caratteristiche cliniche e imaging per definire la categoria di rischio.

Stadiazione

Nei pazienti con caratteristiche di rischio intermedio o elevato, oppure in presenza di sospetto di malattia extra-prostatica, può essere indicato un approfondimento mediante imaging avanzato.

La PET/TC con PSMA rappresenta oggi una delle metodiche più avanzate per la ricerca di localizzazioni linfonodali e metastatiche nei pazienti selezionati. Il risultato finale del percorso diagnostico non è quindi soltanto la conferma della presenza di un tumore, ma la definizione del suo rischio biologico e della sua estensione, elementi indispensabili per scegliere il trattamento più appropriato.

TRATTAMENTO DEL TUMORE DELLA PROSTATA
Un approccio personalizzato
Il trattamento del carcinoma prostatico deve essere personalizzato sulla base delle caratteristiche biologiche e anatomiche della malattia, dell'aspettativa di vita e delle condizioni generali del paziente.
Nelle forme a basso rischio può essere indicata la sorveglianza attiva, con controlli clinici, PSA, imaging e biopsie secondo protocolli prestabiliti. Quando è necessario un trattamento con intento curativo, le principali opzioni sono la prostatectomia radicale e la radioterapia, eventualmente associata a terapia sistemica nei pazienti con specifiche caratteristiche di rischio.
Tra le tecniche chirurgiche più avanzate rientrano oggi la prostatectomia robot-assistita multi-port e single-port. In pazienti accuratamente selezionati, un ulteriore approccio è rappresentato dalla terapia focale mediante elettroporazione irreversibile (IRE).



Single-Port
La prostatectomia radicale robot-assistita single-port (SP-RARP) rappresenta una delle più recenti evoluzioni della chirurgia robotica.
A differenza dell'approccio multi-port, il sistema single-port consente di introdurre telecamera e strumenti articolati attraverso un unico accesso chirurgico.
Sono state sviluppate differenti modalità di accesso, tra cui:
  • transperitoneale;
  • extraperitoneale;
  • Retzius-sparing;
  • transvescicale.
Un singolo accesso chirurgico
La concentrazione degli strumenti in un unico accesso può ridurre l'impatto sulla parete addominale e, in pazienti selezionati, favorire un recupero postoperatorio rapido.
Le evidenze disponibili indicano risultati oncologici e funzionali complessivamente comparabili con quelli dell'approccio multi-port, mentre alcuni studi hanno evidenziato possibili vantaggi perioperatori.
La scelta della piattaforma single-port o multi-port deve tuttavia essere individualizzata sulla base dell'anatomia del paziente, delle caratteristiche oncologiche, dell'approccio chirurgico e dell'esperienza dell'équipe.
In entrambe le tecniche, il principio fondamentale rimane invariato: massimizzare il controllo oncologico preservando, quando possibile, la funzione urinaria e sessuale.
PROSTATECTOMIA RADICALE ROBOT-ASSISTITA

Multi-Port
La prostatectomia radicale robot-assistita multi-port (MP-RARP) rappresenta una delle principali espressioni della chirurgia mini-invasiva moderna del carcinoma prostatico.
L'intervento prevede l'asportazione della prostata e delle vescicole seminali attraverso piccoli accessi chirurgici, utilizzando una piattaforma robotica dotata di visione tridimensionale ad alta definizione e strumenti articolati.
Precisione chirurgica
La tecnologia robotica permette di eseguire una dissezione estremamente precisa delle strutture anatomiche, con particolare attenzione all'apice prostatico, al collo vescicale e ai fasci neurovascolari.
L'obiettivo è ottenere un adeguato controllo oncologico cercando, quando le caratteristiche del tumore lo consentono, di preservare:
• la continenza urinaria
• la funzione sessuale
• le strutture anatomiche circostanti la prostata
La tecnica nerve-sparing viene modulata sulla base della localizzazione e dell'estensione della neoplasia. La preservazione dei fasci neurovascolari viene quindi perseguita quando compatibile con un adeguato margine di sicurezza oncologica.
La prostatectomia robot-assistita non deve infatti essere considerata esclusivamente come una procedura tecnologicamente avanzata: il risultato dipende dalla corretta selezione del paziente, dalla pianificazione preoperatoria e dalla precisione dell'esecuzione chirurgica.




  • malattia a rischio compatibile con un trattamento focale;
  • aspettativa di vita sufficientemente lunga da rendere appropriato un trattamento attivo.
La terapia focale non è attualmente considerata un'alternativa equivalente alla prostatectomia radicale o alla radioterapia per tutti i pazienti. Le linee guida europee sottolineano infatti che le evidenze oncologiche a lungo termine delle tecniche focali sono ancora in evoluzione e ne raccomandano l'impiego in contesti selezionati, quali studi clinici o registri prospettici.

Il vantaggio funzionale
Il razionale della terapia focale è particolarmente interessante per la possibilità di limitare il trattamento alla zona interessata dalla neoplasia.
L'obiettivo è preservare quanto più possibile:
  • continenza urinaria
  • funzione erettile
  • anatomia prostatica residua
  • qualità di vita
Le revisioni disponibili sulla terapia focale mostrano risultati funzionali generalmente favorevoli; tuttavia, la qualità e la durata del follow-up variano significativamente tra le diverse tecnologie e gli studi disponibili.

Follow-up dopo IRE
Il trattamento focale non conclude il percorso terapeutico.
È necessario un follow-up strutturato e prolungato, generalmente basato sull'integrazione di:
PSA + risonanza magnetica multiparametrica + valutazione clinica + biopsia nei casi indicati.
Questo consente di identificare precocemente eventuale persistenza o recidiva della malattia e, se necessario, programmare un ulteriore trattamento.
TERAPIA FOCALE MEDIANTE IRE

Elettroporazione irreversibile
Negli ultimi anni la ricerca ha sviluppato strategie terapeutiche rivolte non necessariamente all'intera ghiandola prostatica, ma alla specifica area tumorale.
La terapia focale nasce dall'esigenza di ottenere un controllo locale della neoplasia cercando contemporaneamente di preservare il più possibile il tessuto prostatico sano e le strutture responsabili della continenza e della funzione sessuale.
Tra le tecnologie più innovative rientra l'elettroporazione irreversibile (IRE).

Come funziona
L'IRE utilizza brevi impulsi elettrici ad alta intensità erogati attraverso sottili elettrodi posizionati all'interno della prostata, generalmente per via transperineale e sotto guida ecografica, con possibilità di integrazione con le immagini della risonanza magnetica.
Gli impulsi determinano la formazione di pori irreversibili nelle membrane cellulari, causando la perdita dell'omeostasi e la morte delle cellule nell'area trattata.
A differenza delle tecniche ablative termiche, il meccanismo dell'IRE è prevalentemente non termico. Questo rappresenta uno degli aspetti di maggiore interesse della metodica, poiché consente di delimitare con precisione l'area di trattamento e di preservare potenzialmente le strutture anatomiche adiacenti.

A chi è rivolta?
La selezione del paziente rappresenta l'elemento centrale della terapia focale.
L'IRE può essere considerata in pazienti accuratamente selezionati con:
  • carcinoma prostatico localizzato;
  • lesione ben identificabile alla mpMRI;
  • correlazione tra imaging e reperto bioptico;

LA SCELTA DEL TRATTAMENTO

Non esiste un'unica strategia terapeutica valida per tutti i pazienti con carcinoma prostatico.
La scelta deve considerare simultaneamente:

CARATTERISTICHE DEL TUMORE
PSA, ISUP Grade Group, estensione e localizzazione della malattia.
CARATTERISTICHE DEL PAZIENTE
Età, condizioni generali, aspettativa di vita e comorbidità.
OBIETTIVI FUNZIONALI
Continuità urinaria, funzione sessuale e qualità di vita.
PREFERENZE DEL PAZIENTE
Informazione completa sui benefici, sui rischi e sulle alternative disponibili.

L'evoluzione della chirurgia robotica e delle tecniche focali permette oggi di costruire percorsi terapeutici sempre più personalizzati. La prostatectomia robot-assistita multi-port e single-port rappresenta una soluzione chirurgica mini-invasiva consolidata per i pazienti candidabili alla prostatectomia radicale, mentre la terapia focale mediante IRE costituisce una tecnologia innovativa destinata a pazienti accuratamente selezionati e nell'ambito di percorsi clinici appropriati.
L'obiettivo rimane sempre quello di ottenere il miglior controllo oncologico possibile preservando, quando compatibile con la sicurezza del trattamento, la qualità di vita e la funzione del paziente.

APPROFONDIMENTI SCIENTIFICI

  • EAU Guidelines on Prostate Cancer – 2026, European Association of Urology.
  • EAU Guidelines – Diagnostic Evaluation, aggiornamento 2026.
  • EAU Guidelines – qualità di vita e risultati funzionali dei trattamenti del carcinoma prostatico.
  • Zhang K, et al. Irreversible Electroporation for the Focal Treatment of Prostate Cancer: A Systematic Review. World Journal of Men's Health, 2025.
  • Studio multicentrico internazionale sugli outcome di sicurezza, funzionali e oncologici dell'IRE nel carcinoma prostatico.

© 2026 - Dr. Giuseppe Rosiello
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